Una vedova e due figli senza più un padre: Filippo Raciti, 38 anni, ucciso non dal calcio, ma dalla politica, dalla violenza gratuita, dall’ideologia.
Molte sono le ipotesi sul perchè di quanto accaduto: una “vendetta” o verso la morte di Carlo Giuliani (il no global ucciso al G8 di Genova del 2001) o verso lo stesso Raciti che aveva testimoniato una settimana prima contro un Ultras, che, grazie alle molto punitive leggi italiane, era stato lasciato andare subito dopo. Quel che è certo è che questa morte era premeditata: a Raciti è stato lanciato prima un masso (che ne ha provocato la morte) e dopo una bomba carta: ben evidente è l’intenzione di uccidere
L’Italia dovrebbe essere indignata davanti a questa morte assurda, alle rivendicazioni degli ultras, alle frasi scritte sui muri contro le forze dell’ordine e alla gloria di Giuliani ma non è così: gli italiani hanno rivolto il loro interesse soltanto al futuro del calcio, alla ripresa delle partite di campionato, alle possibili sanzioni sportive verso le società coinvolte (c’è chi ha detto solo “cazzo rivolglio subito la serie A) e l’atteggiamento dei catanesi è assai “particolare”: prima si danno alla più scellerata violenza, poi piangono e gridano contro gli eventi, poi dicono di non sapere nulla (la tanto amata omertà) e dulcis in fundo fischiano la decisione del comune di festeggiare solo religiosamente la festa del Patrono.
Abbiamo fatto 13 ma non al totocalcio: dagli anni 60 si contano 13 vittime della violentza negli stadi. La morte più recente fino ai fatti di Catania era quella del tifoso del Genoa ucciso nella partita Milan-Genoa del 1995. Da trent’anni le alte sfere del calcio e i politici di ogni frangia dicono che cio è inammissibile, che siamo giunti al limite, che da ora la situazione cambierà: gli anni son passati e siam sempre allo stesso punto. E questa è una situazione non europea ma italiana: basta guardare in Inghilterra dove se solo un tifoso lancia qualcosa in campo finisce in galera e ci rimane. Qui puoi pure gettare un motorino da 100kg (San Siro 2004) che nessuno ti dice nulla.
Il calcio è si “marcio” ma con questa morte non c’entra: è stato distrutto dal denaro, dal marketing, dai media: questi ultimi hanno trattato per anni soltanto la dimensione vip dei calciatori; si sono interessati soltanto degli affari di compravendita, delle quote di ingaggio, dei maxi stipendi: e oggi un bambino ti dice “da grande voglio fare il calciatore per guadagnare un sacco di soldi”. Questo sport è morto e con lui sono morti i veri tifosi, quelli che ci credevano e per lui vivevano.
Se ritengono che il calcio porti con se soltanto violenza che lo tolgano pure ma questo non risolverà nulla perchè queste cose accadono tutti i giorni e non solo la domenica fuori da uno stadio Siamo di fronte ad un problema sociale molto profondo a cui non si troverà forse mai una soluzione e non mi sembra risolutivo bloccare i campionati e/o giocare a “porte chiuse”.
Infine c’è chi dice: “Cominciamo a mandare poliziotti dotati di armi vere e non di manganelli o spray”: spero che si troveranno altre vie per uscire da questo tunnel senza arrivare ad usare la violenza per vincere la violenza, ma se andiamo avanti in questo modo ho paura che cambierò idea…
Una vedova e due figli senza più un padre: Filippo Raciti, 38 anni, ucciso non dal calcio, ma dalla politica, dalla violenza gratuita, dall’ideologia.
Molte sono le ipotesi sul perchè di quanto accaduto: una “vendetta” o verso la morte di Carlo Giuliani (il no global ucciso al G8 di Genova del 2001) o verso lo stesso […]
