E qua vi lancio il sasso…
L’argomento non mi interessa in prima persona, ne sono staccato ma interessato, perchè è un problema non mio ma di tante persone cui tengo molto, molto, davvero. Parlo di donne, dalle giovani primine che scorrazzano per i corridoi alle ormai anziane massaie italiane e non, chiuse in casa o affaccendate dietro mille cose tutte loro.
Dite la verità: tutti voi fallodotati quando ho detto “cose loro” avete pensato a robe di casa se non a frivolezze cui voi non dedichereste mai un secondo (e meno male che non ho scritto “loro cose”). E io stesso ho fatto questo errore, anticipando che mi rivolgevo a donne, che guarda caso o sono giovani o sono massaie, come se l’inevitabile invecchiamento di una femmina fosse legato a quella sola immagine. E forse non esagero nell’azzardare che anche alcune di voi donne abbiano attuato lo stesso metro.
Ma in fondo, perdonatemi la sfacciataggine, non sono andato tanto lontano dalla realtà…
Pare che la prospettiva di successo di una donna sia sempre inferiore a quella di un uomo di pari abilità e opportunità: la locuzione stessa “pari opportunità” suona come una sorta di tabù utopico cui dobbiamo dedicare l’unica (o quasi) poltrona da ministro su cui far sedere una donna (perchè a mettercela è stato l’ennesimo uomo non all’altezza della situazione). E così in politica come nel mondo del lavoro, dove una donna ha mediamente il 17% in meno in busta paga di un suo pari livello maschio e il numero di dirigenti femmine è la metà di quelli dei colleghi uomini. E questo vale anche nel campo della ricerca scientifica, sia a livello italiano, sia a livello internazionale. E la lista di ingiustizie sessiste / maschiliste / misogine è vasta e spazia dall’universalmente e palesemente riconosciuto all’oscuro e remoto (banalmente, non sapevo nemmeno dell’esistenza di una variante al maschile del termine “misoginia”)
Ora, Artemisia Gentileschi ha dipinto i suoi quadri, George Sand ha scritto i suoi libri e le sue lettere, le Suffragette hanno urlato i loro slogan, le sessantottine hanno mostrato le loro tette, eppure ad oggi la donna è costretta ad uno stato di silente inferiorità.
E di chi è la colpa?
Beh, per come la vedo io, da maschio, da “fuori”, sono tanti i nostri demeriti. Ma sempre più spesso mi accorgo che la sudditanza nasce in molte occasioni dalle donne stesse, dal sentirsi deboli, dal pensare ristretto, dal lasciarsi andare, dal convincersi da emancipazioni da quattro soldi.
Lo dico per voi, lo dico per me: se avrete mai un figlio, insegnategli a stirare le camicie
(e all’ennesimo colletto rovinato non mi farò troppi problemi morali se vorrò fargli un occhio nero)
E qua vi lancio il sasso…
L’argomento non mi interessa in prima persona, ne sono staccato ma interessato, perchè è un problema non mio ma di tante persone cui tengo molto, molto, davvero. Parlo di donne, dalle giovani primine che scorrazzano per i corridoi alle ormai anziane massaie italiane e non, chiuse in casa o affaccendate […]

