Lo conosco piuttosto bene, il Pazzo. E’ un po’ uno dei nostri, lo si vede spesso seduto dove ci sediamo noi, sempre assorto in chissà quali pensieri.
Sì, uno di noi in fondo: ha i nostri vestiti, i nostri capelli fuori moda, parla come noi, solo un po’ più raffinato e inconcludente nei suoi percorsi logici, pieno di sicurezza e ricoperto di dubbi. Anzi viceversa… Siamo noi che non sappiamo carpirne l’animo.
Non che lui si faccia capire, il Pazzo. Quando si impegna sa parlare di mondi chevede solo lui, compie viaggi per noi insensati
Talvolta, cuffie nelle orecchie, lo senti canticchiare motivi dal gusto ricercato, testi spesso introspettivi e pessimistici, oppure band “casinari inglesi anni post-punk”, di quelli che se attaccassero il cervello sarebbe la fine e cantano di locali in malora e ragazze cocainomani, oppure vistuosisti incompresi di chissà quale paese scandinavo.
Spesso poi, lo vedi con il necessario per buttare giù due righe, sempre dietro a parlare al lato oscuro della luna che non lo ascolta che non si fa vedere e roba così… o di come vorrebbe pestare tutti e tutto, le menate che si fa a scuola o dove cavolo passa la settimana lui, il Pazzo.
Gira in bici, nonostante l’età, poi un po’ sudato viene lì e si fa un riposino chiacchierando del più e del meno, scrocca una sigaretta, cita i suoi filosofi preferiti, una canzone del 91, se stesso, e se ne va, sempre per ultimo, come vivesse per perdere tempo.
Che poi, Pazzo… è esagerato, ma Diverso suona cattivo e lui certo non se lo merita. Quando usciamo assieme sta spesso zitto, ma dopo una pinta è la persona più affabile del mondo, narra aneddoti esilaranti, ricorda serate dimenticate; allora gliene offro sempre un’altra, ma purtroppo ha il vizio di esagerare. Lì lo lasciamo andare a casa da solo, anche se sappiamo tutti dove abita, non vogliamo accompagnarlo in quello stato…
Perchè?
Forse non vogliamo finirci dentro, non vogliamo sporcarci le mani, metterci nei casini. Ma noi facciamo anche di peggio a pensarci.
Allora siamo soltanto codardi: non temiamo di sporcarci le mani, temiamo di vederle sporche.
Sporche di quella pazzia che tanto ci affascina e tanto ci incute timore; dovrebbe insegnarla, il Pazzo.
Lo conosco piuttosto bene, il Pazzo. E’ un po’ uno dei nostri, lo si vede spesso seduto dove ci sediamo noi, sempre assorto in chissà quali pensieri.
Sì, uno di noi in fondo: ha i nostri vestiti, i nostri capelli fuori moda, parla come noi, solo un po’ più raffinato e inconcludente nei suoi percorsi logici, […]
