Riallacciandomi agli argomenti trattati espongo una piccola tesi che mi era balzata all’orecchio in uno dei miei viaggi extrasensoriali (mesi fa). Probabilmente figlia di prove sperimentali e della mia educazione (mi è stato infatti insegnato che tutto va sudato e ogni cosa che si ha va guadagnata), deriva una strana frase che spesso mi ripeto:
“Ogni diritto corrisponde a un dovere”
La butto lì, è vuota, lo ammetto, ma non ho ancora avuto prove contrarie nell’applicazione quotidiana. E’ una visione che mi mette disagio e tristezza, ma per quanto pessimista possa parere mi è sempre sembrata rispettata. Mi mancano le prove per la confutazione nell’universalità dei casi, ma mi frega poco e ormai è entrata nel vocabolario delle mie massime.
Voi direte “che c’entra?” (…mi è stato chiesto il miracolo e io ci provo, …è quasi l’una e cerco di scrivervi qualcosa di sensato e sentito, oggi in pullman c’ero quasi…)
ma c’entra…
Se infatti proviamo ipoteticamente ad applicare in modo sistematico la legge che vi propongo scopriremo che più un diritto è basilare e meno saranno i doveri da adempiere: se per esempio volessimo dire qualcosa, il nostro dovere sarebbe solo quello di sapere parlare per farci capire… ora, portando al paradosso il tutto (qualora non bastasse), provate a pensare al diritto primo di una persona, il diritto alla vita stessa. Ebbene, per goderne, si deve vivere! (…altrimenti ne godrebbero anche i sassi, che di sicuro non possono pretenderlo)
Vivere, però, non è cosa da tutti:
Non puoi dire che sia vita quella di un embrione, privo di sentimenti d’affetto e ignaro del mondo che lo circonda, ancora scevro dai concetti che guideranno le sue scelte;
Nè quella del malato terminale, a conoscenza della sua imminente fine, bloccato a letto o attaccato a una macchina senza libertà di movimento, legato al solo passato perchè offeso dal futuro;
Tantomeno quella dell’estremista di qualsiasi genere, accecato da passioni e verità imponderate e desideroso del dolore altrui;
Nemmeno quella dell’assoggettato, dell’iniquo, inetto, il velo in testa e un testo a bendargli gli occhi, una persona che si lasci dire che fare o che pensi per sentito dire.
E la lista è lunga e cunfusa.
Quelle persone (ed è offensivo nei nostri confronti usare questa parola), la vita se la possono togliere come e quando vogliono.
Ci vuole individualità per essere, altrimenti si è per inerzia, una sorta di bollicina nella gelatina del mucchio da cui puoi entrare e uscire come vuoi, tanto non si nota.
E non un segno, un gesto una parola o un cappello possono renderti unico, se non tutti messi assieme contati e moltiplicati, scremati pensati e rimoltiplicati in un climax di azioni e pensieri che solo allora potrai chiamare vita.
E mi arrogo il diritto di dire che io vivo, tanti no. (…avendo io adempiuto al dovere di scriverlo)
Credo di aver firmato un contratto per la mia definitiva ostracizzazione dal mondo reale
Riallacciandomi agli argomenti trattati espongo una piccola tesi che mi era balzata all’orecchio in uno dei miei viaggi extrasensoriali (mesi fa). Probabilmente figlia di prove sperimentali e della mia educazione (mi è stato infatti insegnato che tutto va sudato e ogni cosa che si ha va guadagnata), deriva una strana frase che spesso mi ripeto:
“Ogni […]
