Non riesco a capire come abbia potuto scrivere una cosa del genere.Me ne vergogno,quasi.Mi sento così strana…doveva essere un bel racconto…non capisco…
“Vieni qui!” gridava con una dolce risata la tenera bambina,mentre correva sul verde prato che emanava un buon odore di fresco mattutino.
La farfallina colorata di rosa sfuggiva alla indecisa presa della bambina,che inseguiva con letizia spensierata l’oggetto dei suoi desideri. Il volo del piccolo insetto percorreva cammini ondulati che la bambina si esercitava a riprodurre con i veloci,anche se un po’goffi,movimenti delle braccia.
Il suo gaio riso varcava i confini della valle e arrivava alle cime delle montagne dai cocuzzoli innevati,diffondendo una deliziosa gioia puerile in tutti gli abitanti degli alti boschi.
“Ooooooh”:una stentorea voce emise un potente suono dalla cima del monte.
La bimba udì quel suono a lei familiare e,ridendo,si mise a correre verso la fonte del richiamo.
In poco tempo arrivò alla grotta paterna,dove,entrando correndo a perdifiato,la accolse un caldo abbraccio.
“Bentornata piccina”,disse l’uomo amorevolmente:”Ciao papà”,rispose felice la bambina.
“Oh,papà,dovevi venire anche tu:c’era una bellissima farfalla rosa che volava sui prati,e allora mi sono messa ad inseguirla per prenderla,ma era troppo veloce e mi sfuggiva in continuazione!Ma era bellissima,papà!Avrei voluto prenderla e portarla per fartela vedere!Non si spingono mai quassù le belle e fragili creature come lei.”
“Pazienza,non preoccuparti,me la farai vedere un’altra volta:l’importante è che tu ti sia divertita.
Sei felice?”
“Io sì papà!”
“E’questo l’importante. E ora a tavola:è tempo di mangiare.”
“Va bene papà.”.
I due sedettero alla umile tavola che la loro piccola grotta accoglieva a malapena. Lo spazio non era molto,ma abbastanza perché ci stesse anche il pagliericcio per dormire e un caminetto scavato nella roccia. Una massiccia porta di legno divideva l’esterno dal caldo ambiente familiare.
L’acqua era libera di scorrere nella grotta grazie ad un condotto scavato da mani sapienti che convogliava una parte del torrente vicino in un serbatoio esterno,dove l’acqua si raccoglieva e arrivava tramite alcuni semplici tubi di legno ad un lavandino scavato nella roccia.
C’erano più cose di quante se ne potessero immaginare in quella piccola grotta!
La bambina mangiava;solare,sempre con un gran sorriso sul volto,con gran gioia del padre,i cui occhi si illuminavano non appena vedevano quel bellissimo viso sereno.
“Papi?”
“Si,tesoro?”
“Da dove arrivano le farfalle?”
“Uhm…”
“Lo sai?”
“Si tesoro…le farfalle sono le dame di compagnia delle stupende fate dei boschi. Vengono create da madre natura per soddisfare i desideri di quelle bellissime creature silvestri,che non possono che desiderare amiche dalla bellezza pari alla loro. E’un grande onore poter inseguire una farfalla perché, ,anche se non viene presa,il solo fatto che si sia mostrata davanti a te significa che sei riuscita a far sembrare ad un servo della bellezza di essere uno dei suoi padroni.”
“Quindi sono proprio bella!”
“Te l’ho sempre detto,amore.”
“Credi che potrei diventare una fata dei boschi?”
“Se lo desideri con tutte le tue forze,un giorno forse lo diventerai”
Il volto della dolce bimba s’inebriava di ancor più dolce felicità,e gli occhi grandi e tersi si illuminavano di una luce spettacolare.
Il padre era ammaliato da tale splendore.
“Papà?”
“Si,tesoro?”
“Perché siamo qui soli in questo posto?”
Il padre ebbe un leggero sussulto.
“Eh?Non ti piace stare qui,tesoro mio?”
“No,no papà!Non pensarlo nemmeno!E’solo che…mi sembra un po’ strano,sai?”
“Come mai ti sembra strano,amoruccio mio?”
“Non lo so…è solo una cosa…così…”
“Ah,piccolina mia…lo so che cosa ti manca…forse ti senti sola…un po’ spaesata…ma qui c’è il tuo papà,non hai da temere nulla:io sarò sempre qui al tuo fianco.
Lascia cadere questi brutti pensieri e sorridi!Cosa ti manca qui?”
“Niente,papà…è solo che…non capisco bene…mi sento strana…tutto ciò non ha…”
“Cos’hai piccina mia?Cosa c’è che non va?Dillo al tuo papà!”
“Papà:noi non esistiamo vero?”
“No che non esistiamo piccola mia…..noi non siamo mai stati e mai saremo….e lo siamo sempre stati….non tornare nel buio piccina….resta qui e non avrai mai di che dispiacerti.”
“Lo so papà…è solo che…non ci riesco…”
“Va bene piccola…come vuoi…morirò da solo…però non dire che non te l’avevo detto…su,prendi quell’ascia e uccidimi…un colpo forte,mi raccomando…forte come la mia piccola.”
La bambina prese l’ascia e la scaraventò sulla testa di suo padre.
Volarono le cervella dappertutto,sui muri,sul tavolo,sui piatti dove stavano ancora mangiando,e poi la bimba scagliò l’ascia ancora…e ancora…e ancora…e ancora…lo fece a pezzi e il sangue,le frattaglie le finirono sul volto, sui capelli ,sui denti,ancora unti di cibo,che avevano tanto sorriso rendendo felice il papà.
La testa spaccata a metà emise ancora alcune parole:”Vedi figlia mia?Guarda cosa hai fatto…sei tutta sporca!….Macchie del genere non si lavano via facilmente…ma non preoccuparti….tanto ora tutto è finito…indietro non si torna…finisci pure la cena da sola,tesoro mio…”.
“AAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!”
Il grido straziato tranciò la visione,non la realtà.
Non riesco a capire come abbia potuto scrivere una cosa del genere.Me ne vergogno,quasi.Mi sento così strana…doveva essere un bel racconto…non capisco…
“Vieni qui!” gridava con una dolce risata la tenera bambina,mentre correva sul verde prato che emanava un buon odore di fresco mattutino.
La farfallina colorata di rosa sfuggiva alla indecisa presa della bambina,che inseguiva con […]
