chem: Non so se hai visto/stavi vedendo Crozza.
GoldLeaf: Dove?
chem: Dovresti e avresti dovuto.
chem: La7, tutta la prima serata. Mi son ricordato mezz’ora fa.
GoldLeaf: No, non ho visto, ho passato la serata a farmi ownare dalla gente.
chem: Oddio, bello.
chem: Perchè?
GoldLeaf: Boh. Sembra abbia esagerato con l’immagine della persona in crisi e la gente stia iniziando a crederci. Da domani si cambia. Peccato, era divertente.
chem: Fai paura. Sappilo.
GoldLeaf: E perchè mai?
chem: Intendo… hai davvero un tale controllo sulla tua immagine?
GoldLeaf: Non tale. Ma sulle parole msniane, che dico alla maggior parte della gente, c’è al massimo un 80% di me, e con poche persone. Sulle altre, quello che dico è sì dovuto a ciò che penso, ma filtrato/modificato/esaltato/smorzato a seconda del caso.
chem: Capisco… Msn altera le cose in modo sorprendente
chem: La generazione dopo di noi, che lo userà ancora di più, sarà tragica. O quantomeno diversissima negli atteggiamenti interpersonali.
GoldLeaf: Yeah. Ci sguazzo. Solo che tante volte se ho forzato la mano e alla situazione ci tengo, rimango fregato. Non lo sai all’inizio come una cosa si evolverà, e andar avanti cosi, alla fine, mi sta portando casini ultimamente.
chem: Eh. Capisco.
chem: Io all’inizio ero moolto restio ad installare un client msn, per via di queste cose.
GoldLeaf: Eri gia conscio di ciò?
chem: Alle medie lo usacchiavo. Disinstallato. Poi, è tornato prepotentemente di “moda” l’anno scorso…e tutti avevano msn, ed ero conscio.
chem: Comunque, le tue problematiche sono davvero postmoderne, sai.
GoldLeaf: Son solo considerazioni amare sulle conseguenze portate da quello che ho fatto. Del come mi son presentato, e del perché su certe cose il fingermi diverso da ciò che sono m’ha fregato.
chem: Ma almeno sei coerente con l’immagine che dai alle “altre”, visto che mi pare di aver capito che sono piuttosto omogenei?
GoldLeaf: uhm… ovvero?
GoldLeaf: chi intendi per altre?
chem: Mi par di capire che hai categorie di persone ben definite, a cui spacci immagini di te coerenti tra di loro, nella propria categoria.
GoldLeaf: No, ogni persona viene trattata in maniera sua.
GoldLeaf: Immagini di me coerenti a me e comprensibili a loro. Coerenti contemporaneamente a me e a chi mi rivolgo per far capire cosa voglio dire io, come messaggio, e cosa voglio far dire a loro, come risposta.
chem: Ad personam, extra complicated.
GoldLeaf: Lo fanno tutti, implicitamente. Io me ne rendo forse un po’ di più conto e quindi forzo questo processo - se ne ho voglia - a piacimento.
GoldLeaf: Non è complicato, è normale. E’ complicato l’accorgersene.
chem: Vuoi dire che l’immagine che ognuno riceve è semplicemente “scritta” nel linguaggio più comprensibile al ricevente, ma nella sostanza è coerente con le altre?
GoldLeaf: Beh, si basa su una versione di me modificata per adattarla all’effetto che voglio ottenere sulla persona.
GoldLeaf: Quest’effetto varia il tono di come parlo, e varia il come vengo giudicato per quello, ma anche le risposte che ricevo.
GoldLeaf: Lo fan tutti, sempre e comunque, ripeto. Io ne son differentemente consapevole rispetto agli altri.
chem: Mi trovo d’accordo. Personalmente tento di accorgermene e evitarlo; nel senso: ho bene in testa cosa penso di essere, e tento di dare a tutti quell’immagine. Una mia percezione di me, che io ritengo vera e aderente alla realtà.
chem: Ogni tanto penso che con qualcuno sto deviando da quell’immagine, inconsapevolmente, e correggo.
GoldLeaf: Ma per quello c’è la vita reale; e le persone che senti che ti posson capire. Per le altre, ti fai capire.
chem: Infatti, per quello mi fanno un po’ paura i rapporti msniani, come ti dicevo. Preferisco il real life style.
chem: Anche perchè penso di comunicare bene a livello di espressioni, ma più che altro per ciò che hai detto tu.
GoldLeaf: Mah. Sto imparando lentamente a spotare in vita reale le conversazioni che mi interessano. E se è impossibile, renderle comprensibili quissopra. E’ una cosa nuova per me, da gran niubbio che sono.
chem: Un po’, nel mio piccolo, ho notato questo tuo sforzo. Con me, e con altri.
GoldLeaf: Yeah. È cosa recente. Non son mai stato abituato a parlare veramente con la gente. Mi manca. E talvolta sembra che il tempo perso, non sia recuperabile.
GoldLeaf: Il problema è che con le persone con cui vorrei realmente farlo non riesco a far questo passaggio (dal virtuale al Reale, ma non soltanto), e mi fa incazzare. Nessuno, attualmente sa chi sono.
chem: La Real Life ha ’sto vizio di essere una matrice con troppe variabili per controllarle tutte con cotanta consapevolezza.
GoldLeaf: Ovvero?
chem: Con msn è facile sapere esattamente cosa stai comunicando e quando puoi comunicare. Nella RealLife non sai esattamente cosa comunichi: lo fai contemporaneamente con tanti canali, che nemmeno puoi controllare completamente; non sempre sai con chi comunichi; spesso non sai nemmeno quando puoi comunicare, quando non puoi, quando l’altro sa che non puoi, quando pensa che non vuoi e così via.
chem: E’ un gran casino, per dirla in breve. E’ fottutamente analogica, ed ha millemila dimensioni alcune incontrollabili.
GoldLeaf: No vero.
GoldLeaf: Quando comunichi dal vero comunichi la maggior parte di te, e sfumi solo poco di quello che vuoi dire perchè la parte volontaria è limitata quasi sempre alla scelta delle parole, il resto viene fatto senza capacità reale di controllo, a livello di subconscio. I gesti valgon di più delle parole nella maggior parte dei casi, e raramente ce ne si rende conto di questo.
GoldLeaf: Su msn invece avendo solo parole puoi filtrare te quello che vuoi.
chem: Non sto dicendo che in RealLife dai un’immagine più irreale. Sto dicendo che è meno controllabile.
GoldLeaf: Inoltre con le parole puoi voler dire qualsiasi cosa. Ognuna ha decine di significati, messe insieme in serie, questi si moltiplicano in base a come vengon poste e a come per propria esperienza chi le legge le interpreta. Quindi se una cosa può essere sempre letta in 3000 modi diverse, quando solo scritta, se unita a un viso e un tono di voce, le interpretazioni si riducono a poche quasi sempre. La RealLife è più rigorosa e meno controllabile, ma vera, come dice lo stesso termine.
chem: ed è più difficile dire “ora comunicherò questo”.
chem: Siamo d’accordo, quindi.
chem: Dicevi appunto: “con le parole puoi voler dire qualsiasi cosa.” C.V.D., LOL
GoldLeaf: Dicevam la stessa cosa. LOL
GoldLeaf: Pensavo. Molock latita. Pubblichiamo conversazioni venute bene nei tempi morti.
GoldLeaf: Anche create ad hoc, intendo, non reali, volendo.
chem: Esemplificami una conversazione così.
GoldLeaf: Questa, tipo.
Avevo in testa circa questo, o un qualcosa di simile. E chiudo con un appello. Non basate le vostre considerazioni sulle sole parole proferite dalle persone, è idiota. Se voglio scrivere una cosa, non è detto che la pensi, e così son tutti. Una sfumatura mal colta, un passaggio interpretato male, e cambia il tutto. Un termine troppo forte o troppo debole per delineare un concetto, pure. Una webcronaca può essere anche creata in maniera voluta e non essere il verbale di una discussione. E la modifica di un testo, la possibilità di editarlo prima di inviarlo, permette di snaturare ciò che si vuole dire allungando il tempo ristretto di riflessione parola->bocca, ponendoci una riflessione di mezzo, che essendo uomini, diventa censura. E il censurarsi in alcuni casi viene fatto in maniera barbara, rendendo magari una cosa positiva una minaccia.
Non prendete le parole che leggete qui sopra come indistintamente vere.
Trattate i Chem e i GoldLeaf che leggete come dei commedianti su un palco, che recitano la loro parte, pur scritta da loro. Due attori che leggono un copione, nessuna improvvisazione, solo quello che il loro autore gli dice. Confonderli sarebbe come identificare ogni caratteristica di un qualsiasi spettacolo con coloro che l’han concepito.
Sappiate dividere realtà, e finzione, e cogliere il sottile confine che le divide. Molock è un teatro, msn è un palco a volte. Un palco e un teatro dove il distacco tra chi è l’attore e chi è l’ascoltatore non esiste, o è talmente invisibile da non essere colto. Anche se tangibile, nello schermo che li contiene, allargando giusto un poco lo sguardo.
GoldLeaf.
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